Luglio 2026

Valore, identità e dialogo per il vino siciliano

Il 30° Enosimposio di Assoenologi Sicilia traccia la roadmap per la filiera : sostenibilità, innovazione, enoturismo, nuovi mercati e dialogo

Valore, identità e dialogo per il vino siciliano

di Alessandra Biondi Bartolini

Due giorni per stare insieme, discutere e individuare nuove opportunità e soluzioni per le sfide professionali e produttive: la formula della Sezione Sicilia di Assonenologi, giunta alla trentesima edizione di Enospimposio, funziona e continua a produrre spunti di riflessione e il giusto spirito di squadra.  Per Giuseppe Figlioli, Presidente di Assoenologi Sicilia, il trentesimo Enosimposio conferma la validità di un modello di confronto che rappresenta oggi un riferimento nel panorama nazionale. L’Enosimposio, ha sottolineato, è uno spazio nel quale tutte le componenti della filiera possono confrontarsi con senso critico e spirito costruttivo, trasformando le riflessioni in proposte concrete. È proprio questa capacità di mettere in dialogo istituzioni, ricerca, imprese, tecnici, distribuzione e ristorazione a rendere l’appuntamento uno strumento di crescita per tutto il comparto. Valori confermati da Paolo Brogioni, direttore di Assoenologi, che ha presentato i dati dell’associazione, sottolineando l’importanza del capitale umano e la capacità di fare rete.

A  Brucoli, in provincia di Siracusa, dal 3 al 5 luglio scorso, sul tema di “Vino tra identità e valore: il futuro attraverso lo storytelling” si sono alternati sul palco tutti i protagonisti della filiera, istituzioni, Consorzi, Associazioni di categoria, produttori e rappresentanti della distribuzione, la ristorazione e la ricerca.  Al centro dei dibattiti e degli interventi, presentati dalla giornalista Antonella Genna, le sfide del futuro, con le difficoltà che il settore del vino sta affrontando e le opportunità offerte da ambiti come la sostenibilità e l’enoturismo.

Dalla politica regionale soluzioni strutturali

Luca Sammartino (a sinistra) e Giuseppe Figlioli

Ci sono un Piano Strategico Vinitivinicolo e un piano straordinario per la messa a terra di una nuova rete destinata alle acque per uso irriguo tra le  misure di lungo periodo della politica regionale della Sicilia. Ad affermarlo è stato Luca Sammartino, Assessore Regionale all’Agricoltura  in un dialogo con Giuseppe Figlioli.

Per affrontare il problema generalizzato delle eccedenze e di due vendemmie non all’altezza degli standard di qualità che il vino siciliano merita di garantire sui mercati, è stata richiesta la distillazione di crisi per 400.000 ettolitri. “Una misura eccezionale che tuttavia fa riflettere sul futuro; nei prossimi anni dovremo rivedere insieme le superfici e pianificare il futuro perché il grido di allarme annuale non può continuare a essere sostenuto con la finanza pubblica e con gli ammortizzatori sociali. Centomila ettari sono probabilmente troppi. Occorre riorganizzarli senza ritenere blasfemo pensare alla loro futura riduzione” ha affermato Sammartino.

Per le situazioni di crisi idrica, dove non sono arrivati i Consorzi di bonifica e i gestori degli invasi, per decenni scarsamente manutenuti e ormai inadeguati, sono arrivate le aziende che negli scorsi anni e di fronte ad annate estremamente critiche come il 2023, hanno investito nell’autoapprovvigionamento, costruendo laghetti aziendali e installando sistemi di distribuzione di precisione, in modo non solo di raccogliere l’acqua ma anche di utilizzarla in modo più efficiente.

Una nuova figura e nuove competenze per l’enologo

“A volte gli enologi sono professionisti molto settoriali, ma oggi il mondo è cambiato e occorre andare oltre. L’enologo non è più quello che si limita a fare analisi, degustazioni e protocolli; deve acquisire nuove competenze, fare un percorso di miglioramento qualitativo e dedicarsi a tutta la filiera con un approccio da imprenditore” ha spiegato il Presidente nazionale di Assoenologi Riccardo Cottarella rivolgendosi soprattutto ai giovani.

Nelle nuove competenze vi sono sicuramente quelle di approccio ai mercati e alle dinamiche che si creano all’interno delle filiere distributive, oltre che quelle, necessarie, relative all’uso corretto della comunicazione nel racconto e la presentazione del vino e dei suoi valori. E se invece uscire dal settorialismo significasse aprirsi e collaborare di più con altre competenze e professionisti di altre discipline?

No ai tecnicismi senza perdere la complessità

Il linguaggio del vino è troppo tecnico, sembra destinato solo a degli eletti e rischia di allontanare anziché includere e avvicinare neofiti e giovani. Ad affermarlo è Felix Jerman, digital marketing consultant e creator, che ha invitato a creare nuove opportunità per avvicinare i giovani e fare in modo che si re-innamorino del vino. Occorre liberarlo dai misticismi e renderlo più accessibile, ma la soluzione non è la semplificazione o la banalizzazione. “Va bene evitare i tecnicismi, ma dove c’è complessità come nell’approfondimento scientifico questa deve essere mantenuta” ha affermato Maurizio Lunetta, Direttore del Consorzio Etna DOC.

Il rischio è che sottraendo complessità le narrazioni si assomiglino tutte e vini e territori perdano di identità, cedendo all’autocelebrazione e abbandonando la spiegazione e il racconto di sè, come ha spiegato anche Claudia Meo, marketing ed export consultant, sollecitando le aziende a investire in competenze nella comunicazione.

Tra le leve più potenti all’interno del racconto del vino ci sono senza dubbio la sostenibilità e l’enoturismo.

“La sostenibilità e la capacità di prendersi cura del territorio sono valori che vanno oltre il disciplinare. Modelli come quello di SOStain Sicilia parlano ai mercati e sono molto apprezzati dai buyer e dai monopoli del Nord” ha affermato Camillo Pugliesi, direttore del Consorzio DOC Sicilia che è uno dei partner principali della Fondazione SOStain.

Di fronte ai venti di crisi per il settore del vino l’enoturismo resta uno dei veicoli più importanti e di successo per portare il pubblico nei territori, ma anche questo deve essere fatto con competenza e professionalità, ha sostenuto Federica Fina, Presidente del Movimento del turismo del vino Sicilia: “L’enoturismo è diventato un mestiere e ha il suo linguaggio, fatto di  osservazione ed empatia. Stiamo parlando dello strumento di comunicazione più potente perché è quello che ci porta a incontrare, ascoltare e prendersi cura delle esigenze del consumatore finale”.

Il difficile dialogo con la ristorazione

Di fronte alle situazioni di crisi che il settore sta attraversando è sicuramente tutta la filiera che si deve interrogare e cercare soluzioni. Eppure il dialogo con il segmento finale, soprattutto con quello della ristorazione, non è facile e a volte sembra che nessuno voglia affrontarlo. Nel parlare di calo dei consumi e di giovani il tema dei ricarichi nella ristorazione non può continuare a essere l’elefante nella stanza .

A Brucoli si è parlato anche di questo e sono usciti argomenti come l’importanza della qualità del servizio e la necessità di stimare una remuneratività sostenibile. Perché il rischio, come ha detto la comunicatrice Chiara Giannotti, è che il consumatore che si sente imbrogliato non torni. E ci perderebbero tutti.

Possono essere di esempio le strategie messe in campo dalla GDO: Daniele Colombo, Wine & Spirit Category Manager di Esselunga ha sottolineato l’importanza di conquistarsi con la trasparenza la fiducia dei clienti, tenendo conto delle esigenze, le aspettative e le diverse capacità di spesa di tutti, anche delle nicchie e anche di chi – ancora pochi – guarda con interesse a nuovi prodotti come i vini no e low alcol. Perché vendere anche una sola bottiglia è sempre meglio che non vendere niente.

Occorre ristrutturare la commercializzazione ha sollecitato Alessandro Rossi National Category Manager Wine di Partesa, a partire dalle liste dei vini: più vini regionali in carta e almeno una parte di vini “entry level” a prezzi sostenibili anche per i giovani.

E Davide Gangi, Direttore di Vinoway, che ha moderato i panel di discussione dell’evento, si è spinto anche oltre con la proposta provocatoria rivolta ai critici enogastronomici: inserire nelle recensioni dei ristoranti anche un parametro di valutazione relativo dell’equità nel  ricarico del prezzo dei vini. Qualcuno la accoglierà?