Marzo 2024

In Piemonte vitigni minori con grandi opportunità

Il Piemonte è la regione nella quale si conservano, e si usano per la produzione di vini a denominazione di origine, il maggior numero di vitigni tradizionali e rari, di antica tradizione, che costituiscono un autentico patrimonio di biodiversità.

In Piemonte vitigni minori con grandi opportunità

di Monica Massa

Il convegno organizzato ad Acqui Terme (AL) dall’Accademia di Agricoltura di Torino con la collaborazione di OICCE e UGIVI ha riportato alla ribalta vitigni piemontesi che solo alla fine del secolo scorso erano a rischio scomparsa ma che, grazie alla perseveranza e alla passione di alcuni piccoli produttori in alcuni casi finanziatori in prima persona di progetti di ricerca, si stanno rivelando utili anche per affrontare i problemi legati alla crisi climatica in viticoltura.

“Ultimamente alla Regione piace molto la denominazione “minore” perché si vuole garantire che certe tradizioni non vadano perse. I vitigni rari e antichi sono uno scrigno di biodiversità e rappresentano la nostra cultura contadina” ha affermato Marco Protopapa Assessore all’Agricoltura della Regione Piemonte il quale ha ricordato che grazie alla ricerca scientifica si stanno individuando tra queste cultivar caratteristiche particolari di resilienza alla carenza idrica e alle malattie della vite.

Baratuciat, Nascetta, Uvalino, Slarina, Caricalasino sono solo alcuni dei vitigni rari piemontesi, sicuramente molto evocativi e dunque ricchi di cultura contadina, dello storytelling che il consumatore moderno di vino ricerca. Come ha sottolineato Vincenzo Gerbi presidente OICCE e  moderatore del convegno, “il vino è diventata una scelta personale,  culturale ed edonistica”.

Vitigni minori: quali sono gli aspetti da valorizzare

In questo particolare momento storico lo studio dei vitigni autoctoni e minori rappresenta una opportunità  per i viticoltori per valorizzare la produzione e rendersi maggiormente riconoscibili.

Come ha evidenziato nella sua relazione  Stefano Raimondi, ampelografo,  i vitigni cosiddetti minori lo sono essenzialmente per la superficie occupata, per una bassa fertilità  e adattabilità, per questo sono caratteristici di un determinato e particolare terroir.

Alcuni vitigni minori non sono forse interessanti ora ma lo potranno essere in futuro, per determinate caratteristiche agronomiche o enologiche. Sicuramente  la pratica enologica  e l’analisi sensoriale contribuiscono  alla valorizzazione di queste varietà e a questo proposito Simone Giacosa dell’Università di Torino  ha  illustrato la ricerca condotta  su alcuni vitigni  rari  aromatici  come il Moscato nero di Acqui o la Malvasia Moscata su cui  si è intervenuti con microvinificazioni  e    diversi gradi di appassimento e  che  all’atto della degustazione ha mostrato come l’enologia applicata ai vitigni minori possa identificare e valutare quali sono le caratteristiche che si vogliono far emergere dai vini ottenuti.

Un aspetto troppo spesso trascurato dai viticoltori  è quello commerciale e di comunicazione. Per Stefano Massaglia del DISAFA dell’Università di Torino  “Il termine vitigni minori è poco e male utilizzato, spesso erroneamente legato al concetto  in via di estinzione“. Se è vero che in Piemonte il 77% della superficie vitata  è occupata da soltanto cinque vitigni, e di questi il Nebbiolo è l’unico  che negli ultimi 15 anni ha registrato un incremento sia di   vigneti che di aziende,  sono parecchi i vitigni  autoctoni  che pur costituendo una nicchia  di mercato hanno avuto una crescita   in superficie colturale e in numero di aziende. Il caso più eclatante   è il Timorasso, riscoperto grazie a Walter Massa e ora traino  del territorio del Tortonese, con un +800% di superficie  vitata e un numero ragguardevole di aziende, di cui circa il 50%   alloctone.

Le aziende che si differenziano grazie alle produzioni di vini da uve “minori”  sono quelle che hanno investito  in queste particolari varietà almeno due ettari di vigna, anche se non sempre all’aumentare delle superfici aumenta la visibilità. Per questo le associazioni di viticoltori hanno un ruolo importante nel far conoscere i vitigni e i vini minori, rivendicandone anche il valore di patrimonio di biodiversità, di tradizione e di cultura: un pensiero che deve passare al consumatore anche da un punto di vista commerciale. Non deve accadere infatti che il vino  “minore” dell’azienda sia quello con un prezzo entry level ma deve essere effettivamente remunerativo.

L’importanza delle associazioni di produttori si riconferma anche da un punto di vista di tutela  dei vini da vitigni minori in quanto come hanno sottolineato Maria Cristina Baldini Vicepresidente OICCE  e  Stefano Vergano UGIVI  “non c’è una norma che tuteli i nomi dei vitigni”, per cui “per la tutela giuridica la sinergia tra nomi dei vitigni e dei territori è importante”.

Un caso virtuoso  che è stato portato a esempio è quello della   Nascetta, varietà  a bacca bianca recuperata  trent’anni fa grazie a   due aziende, Elvio Cogno e Savio Daniele e per la quale si seguì un iter preciso partendo dall’ iscrizione al Registro  Nazionale delle Varietà di  Vite, la costituzione dell’Associazione   dei Produttori  della Nascetta a tutela del vitigno, fino all’ottenimento  della DOC Langhe Nascetta, straordinario strumento di promozione commerciale.

 

Tavola rotonda con i produttori

Dopo gli interventi dei ricercatori  la parola è passata ad alcuni  padri e madri di vini da vitigni minori: Savio Daniele (Nas-cetta), Giuliano Bosio (Baratuciat), Mariuccia Borio (Uvalino), Mauro Roggero (Montanera), Eros Mammoliti (Moscatello di Taggia), Patrizia Marenco (Caricalasino), Daniela Tornato (Vignaioli Piemontesi). Ognuno ha raccontato la sua particolare esperienza e l’incontro con il vitigno, avvenuto per caso e per il desiderio di cimentarsi con un vitigno  antico ma sconosciuto oppure per recuperare i ricordi dell’infanzia, come nel caso di Mariuccia Borio e l’Uvalino.  Anche  la Vignaioli Piemontesi,   in quanto organizzazione di produttori, è impegnata e collabora con il CNR dal 1990  nel fare ricerca sui vitigni minori   piemontesi  e a far conoscere ai consumatori i vini  che si producono,  ha affermato Daniela Tornato  che  ha poi aggiunto “l’Europa  ci sta chiedendo di fare ricerca per arrivare a soluzioni sempre più sostenibili per affrontare il cambiamento climatico e ridurre i pesticidi; questi vitigni   si stanno rivelando  utili   a questo scopo”.

Naturalmente i vini da vitigni “rari” rimarranno sempre produzioni di nicchia, ma capaci di emozionare ed evocare   la tradizione e il territorio che li ospita. Il banco d’assaggio  curato da ONAV Alessandria ha permesso  di concludere la giornata  incontrando i produttori della tavola rotonda, degustare le loro produzioni e apprezzarne la tipicità. La qualità senz’altro c’è ,  ora bisogna comunicarla  a tante persone.

La registrazione del convegno è disponibile  sul canale YT dell’Accademia di Agricoltura di Torino a questo LINK

 

 

foto di Monica Massa