Elisabetta Tosi
Vitigni rari di Verona, identità, clima, appassimento è il titolo dell’ultimo libro che G.R.A.S.P.O., (Gruppo di Ricerca Ampeolografica per la Salvaguardia e Preservazione dell’Originalità Viticola) ha dedicato ad alcuni dei moltissimi vitigni ritrovati in questi anni, nel corso delle loro instancabili ricerche su e giù per tutto il territorio nazionale. Dopo aver parlato di “100 Custodi per 100 Vitigni – La Biodiversità Viticola in Italia” ora tocca alle varietà veronesi bianche e rosse, alcune ancora utilizzate, altre abbandonate da tempo, e tutte da riscoprire. “Le viti vecchie (…) rappresentano un esempio di successo in termini di resilienza e adattabilità ai cambiamenti dell’ambiente circostante e contribuiscono anche alla conservazione dei paesaggi viticoli tradizionali, e preservano una identità genetica che può tronare molto utile in un contesto climatico in forte evoluzione” scrive Aldo Lorenzoni, fondatore di questo gruppo di ricerca insieme ai colleghi enologi Luigino Bertolazzi e Giuseppe Carcereri De Prati.
“Ci sono varietà di uve che nei secoli sono state abbandonate e dimenticate – ha detto Mario Pezzotti, docente di genetica agraria presso l’Università di Verona (Dipartimento Biotecnologie) alla presentazione del volume tenutasi presso la sede di S. Floriano dell’Università di Verona – Alcune di esse sono state trovate in luoghi abbastanza estremi per la Vitis Vinifera. Di questi reperti sarà importante poter conservare il DNA che in futuro potrà essere trasferito sulle viti che servono.” L’importante è preservare la biodiversità, che è sempre alla base di ogni selezione, e c’è una varietà incredibile anche in queste uve ritrovate. Le sorprese non mancano: nel 2021 per esempio, in Lessinia, durante la vendemmia di un vitigno antico come la Saccola Nera, i ricercatori del gruppo hanno raccolto anche un’uva bianca che solitamente, a quell’altitudine marciva prima di maturare. “Era un Gouias Blanc – ha raccontato Luigino Bertolazzi – Il genitore di un numero impressionante di vitigni, tra cui lo Chardonnay, il Riesling, il Gamay.”

Trentasei vitigni rari delle varietà veronesi
Nel libro sono 36 i vitigni rari riportati con dovizia di particolari: ognuno di loro vanta non solo una approfondita scheda ampelografica ma anche significative, sebbene non sempre definitive, note storiche. Questo perché di alcune varietà non si è ancora riusciti a ricavare il DNA, e di altre si ha il fondato sospetto che manchino ancora alcuni pezzi del puzzle. L’uva a bacca rossa chiamata Elmo, per esempio, “attualmente risulta coltivata solo nei due vigneti dove è stato reperito (ovvero in Valdonega, a Verona, e a Valgatara di Marano di Valpolicella)”, si legge sul capitolo ad essa dedicata, ma “curiosamente abbiamo ritrovato questa varietà anche a Muggia in provincia di Trieste, e questo ci fa pensare che la storia dell’ Elmo sia ancora tutta da scrivere”. Oltre a presentare alcune delle varietà locali più significative del Veronese, in questo libro gli autori si sono posti tre interrogativi: esiste una identità dei vini veronesi? Cosa sappiamo di questi vitigni e del loro rapporto con il clima che cambia? Queste uve sono state abbandonate dagli anni 70-80 in poi del secolo scorso perché considerate non interessanti per il gusto e il mercato del tempo, ma come si comportano al momento dell’appassimento? Per tentare di rispondere a queste domande hanno preso in esame i più famosi “sacri testi” della viticoltura ed enologia locale – che condannavano all’oblio tutte queste varietà – e alla luce delle più recenti conoscenze li hanno confutati.
Leggendo il libro si scopre perciò che la recuperata Dorona in passato era usata anche come uva da tavola, che la Brepona (una specie di Molinara bianca) con la sua buona acidità e speziatura veniva raccolta anche a fine dicembre (e in passato gli inverni non erano così miti come gli attuali…), e che la Glera è una sorellastra della Molinara, con la quale condivide un genitore, la Quaiara. Come gli uomini, anche le uve hanno spesso alberi genealogici complicati. Forse anche per questo uve e uomini vanno così d’accordo da millenni.

