Luglio 2021

Vitigni resistenti anche per i vini a DOP?

La nuova formulazione della PAC apre i cancelli.

Nell’Unione Europea i vini a denominazione di origine possono essere prodotti, attualmente, solo con vitigni della specie Vitis vinifera (vite europea) in purezza, con esclusione quindi dei vitigni che hanno nel loro genoma tracce di altre specie: parliamo in particolare dei vitigni resistenti alle malattie fungine (peronospora e oidio), che hanno origine da incroci con viti asiatiche o americane (Vitis amurensis etc.) e che, parlando di incroci di ultima generazione, stanno riscontrando crescente interesse nella viticoltura mondiale.  Nella formulazione della PAC 2023-2027 “l’articolo 93 indica che gli incroci di Vitis vinifera e altri Vitis possono essere autorizzati per i vini di denominazione”, secondo quanto dichiarato dall’eurodeputato socialista Éric Andrieu, negoziatore per il Parlamento europeo dell’Organizzazione comune del mercato del vino (vino OCM).
La definizione delle nuove regole dovrà acquisire il parere del Parlamento europeo.
Saranno poi gli stati nazionali e le singole DOP a decidere se concedere tale apertura, in quale misura e a quali vitigni.
I produttori bordolesi guardano con grande favore alla prospettiva. “L’INAO ci offre la possibilità di registrare 10 vitigni a bacca rossa e 10 a bacca bianca ” spiega Stéphane Gabard, presidente del sindacato Bordeaux e Bordeaux Supérieurs. “Anche se utilizzeremo solo il 10% di vitigni resistenti nel taglio, per evitare eccessive interferenze organolettica, questo comporterà una diminuzione significativa di trattamenti fitosanitari” sottolinea Stéphane Gabard, pensando in particolare alle “fasce di rispetto” previste dalla normativa per le zone rivierasche, i corsi d’acqua e le aree cosiddette sensibili (scuole, case di riposo, ecc.).