di Alessandra Biondi Bartolini
Serdiana (CA), 31 luglio 2025
L’inverno mite e la primavera finalmente piovosa hanno permesso di ripristinare gli stock idrici e le riserve del suolo in buona parte della Sardegna, portando i vigneti dell’isola ad avere un buono sviluppo vegetativo e a superare il caldo estremo del mese di giugno senza le grandi difficoltà incontrate negli anni più recenti.
Il ritorno a una situazione di normalità porta a stimare una produzione media superiore di circa il 5% rispetto alla media dei tre anni precedenti: il giusto equilibrio per lo stato di benessere dei vigneti e gli obiettivi di qualità delle uve da un lato, e un mercato, che soprattutto per le varietà rosse, presenta qualche difficoltà, dall’altro.
A parlarci della situazione in vigneto e dei progetti enologici per il futuro della Sardegna è Mariano Murru, Direttore Tecnico delle Cantine Argiolas di Serdiana (CA) e Presidente della Sezione di Assoenologi della Sardegna, nonché promotore e anima di molti dei progetti di sperimentazione e sviluppo dei vini e delle varietà locali realizzati sull’isola negli ultimi anni.
“Complessivamente arriviamo da un’annata, il 2024, decisamente difficile, dove le piante avevano sofferto moltissimo per le forti carenze idriche e anche lo sviluppo vegetativo era stato ridotto” spiega Mariano Murru. “Già al momento della potatura, che è stata tenuta necessariamente molto corta, ci si aspettavano quindi anche per quest’anno delle produzioni comunque contenute. Fortunatamente c’è stato un mese di aprile abbastanza piovoso che ha permesso un buono sviluppo vegetativo e un andamento delle fasi fenologiche di fioritura e invaiatura in linea con le altre annate. Scendendo nel dettaglio tuttavia ci sono delle differenze tra le diverse zone dell’isola. Per esempio nella zona della Nurra, la zona di Alghero, e in altre aree del Sassarese, che normalmente sono anche quelle più piovose, quest’anno invece si è sentita di più la siccità e questo ha portato a un minore sviluppo degli acini che risultano più piccoli e dei grappoli che già da adesso appaiono più spargoli rispetto allo standard. Di conseguenza in quelle zone la produzione potrà essere presumibilmente in linea con quella dell’anno scorso. Nella Barbagia, dove molti appezzamenti sono piccoli e gestiti da piccoli produttori, spesso non attrezzati per intervenire in modo puntuale, a creare qualche danno è stata la peronospora, che invece in altre zone, come nell’Ogliastra e nel resto della fascia orientale ha dato complessivamente meno problemi. Nella zona del Cagliaritano e del Sinnai nel mese di aprile ci sono state delle bombe d’acqua non previste che hanno reso necessario un maggior controllo dello sviluppo di peronospora e oidio e qualche trattamento in più, ma le aziende più strutturate hanno affrontato il problema con tranquillità. In generale il Sud presenta anche produzioni leggermente maggiori e le aree di Serdiana, Dolianova e del Sulcis, potrebbero avere un incremento anche superiore alla media regionale”.
Viti finalmente in buona salute
Il quadro fitosanitario dei vigneti sardi risulta complessivamente positivo, con alcuni attacchi di peronospora e altri di oidio, comparso in alcuni vigneti ma contrastato senza particolari difficoltà con un numero non elevato di trattamenti (in media tra 6 e 7). Bassa anche la presenza degli insetti, soprattutto di tignola, meno presente rispetto agli anni precedenti, mentre a causa anche delle temperature particolarmente elevate nel mese di giugno si è assistito soprattutto nel sud dell’isola a una maggiore diffusione di cicalina.
A preoccupare in Sardegna nelle ultime annate sono state le condizioni di temperature e carenza idrica, che la crisi climatica estremizza spesso in modo particolare proprio delle regioni mediterranee più sensibili come appunto le isole.
È fondamentale quindi che a una serie di annate negative come quelle più recenti si frappongono stagioni, come sembra essere questo 2025, che permettono alla vegetazione di ripristinare le condizioni di equilibrio. Così come è molto importante poter intervenire con le irrigazioni di soccorso dove necessario, anche se non sempre questa pratica risulta possibile. Nella zona di Alghero ad esempio gli invasi sono rimasti vuoti per gran parte della stagione e il prelievo dai pozzi non è sufficiente per i diversi settori dell’agricoltura, che in alcuni casi come nelle produzioni orticole, hanno letteralmente perso l’intera produzione.
“Mediamente su tutta la regione per far fronte al rischio di stress idrico ci sono venute in aiuto le piogge di primavera” racconta Murru, “e nella maggior parte dei casi attualmente non si vedono vigneti sofferenti. Ci sono tuttavia situazioni più esposte: nelle zone collinari dove non c’è la possibilità di irrigare o dove i vigneti non sono predisposti, anche nella zona del Sinnai o in quella di Serdiana, soprattutto per gli eccessi di temperatura del mese di giugno, qualche problema c’è stato. Ma a differenza del 2024, quando in questo periodo avevamo già delle uve con grappoli avvizziti a causa della siccità, con una produzione che era stata scarsa non solo dal punto di vista quantitativo ma anche nella qualità, la situazione quest’anno non è critica. Soprattutto, quello che più conta, la condizione di vegetazione delle piante è migliore e i grappoli sono più protetti e questo fa sperare in un maggior accumulo e formazione dei tessuti di riserva per l’anno prossimo”.
Settimane caldissime e il ristoro del Maestrale
Il mese di giugno in Sardegna ha registrato temperature molto elevate come in molte altre regioni, anche se è stata l’ultima settimana di luglio a creare qualche difficoltà alle piante, che hanno temporaneamente arrestato il processo di accumulo e maturazione dei grappoli.
“Nell’ultima settimana (l’ultima settimana di luglio ndr) alle temperature molto elevate si sono sommati anche i problemi legati ai gravissimi incendi scoppiati in tutta la regione, e le piante sembravano essersi fermate, per cui c’è stato un rallentamento nei tempi di maturazione di 5-6 giorni rispetto allo scorso anno. Al momento per fortuna è arrivata un’ondata di maestrale, che sta rifrescando la notte con anche temperature di 18°, e le piante si stanno riprendendo lentamente. Le previsioni di vendemmia quindi soprattutto per il Vermentino e le varietà tradizionali ci permetteranno di superare la soglia del Ferragosto, mentre è probabile che alcune basi spumante soprattutto per le aziende che usano varietà internazionali saranno raccolte anche prima della metà di agosto”.
I venti sull’isola hanno del resto un ruolo importantissimo nella regolazione della temperatura e dell’umidità in vigneto ci spiega Murru: “Il maestrale può fare la differenza. In alcuni anni più difficili per le piogge abbondanti come il 2013, è stato così perché ha permesso di asciugare le uve ed entrare in campo per la raccolta, mentre in anni come questo sta mitigando le temperature e ricreando le condizioni per avere una buona escursione termica tra il giorno e la notte, in modo da dare un po’ di sollievo alle piante, che hanno attraversato condizioni di continuo Scirocco o Levante con temperature costantemente alte anche di notte e per niente positive per lo stato vegetativo così come per l’evoluzione degli aromi”.
Varietà antiche e stili nuovi
Guardando alle varietà ci dovrebbe essere una produzione discreta per il Vermentino, e più contenuta per i rossi, ma questo non preoccupa in quanto la richiesta del bianco è costante e in salute mentre, in linea con le tendenze generali, i vini rossi hanno maggiori difficoltà sui mercati. Per questo in Sardegna sono in corso molti progetti e discussioni per “rinnovare” lo stile e la narrazione soprattutto del Cannonau.
Tra le altre varietà autoctone ed emergenti sembra positivo anche l’andamento di maturazione e la produzione del Nasco, mentre sembrano allineati con le produzioni dello scorso anno il Nuragus, la Malvasia e la Vernaccia.
“La stima di lieve incremento sulle produzioni comunque basse degli anni scorsi ci fa essere fiduciosi del fatto che non ci saranno ripercussioni sul mercato,” spiega Murru “che per quanto riguarda il Vermentino non presenta difficoltà particolari e che ha previsioni di vendita tutte regolarmente confermate. Andamento positivo anche per i vitigni bianchi minori, come il Nasco, che dopo essere stato riscoperto e dopo una lunga sperimentazione sta trovando riscontri positivi anche sui mercati internazionali, o per il Nuragus per il quale le versioni spumantizzata e un nuovo bianco a basso grado naturale di 10,5 gradi, stanno dando risultati interessanti. Essendo il Nuragus una varietà più tardiva e in grado di mantenere a lungo l’acidità con un giusto equilibrio tra zuccheri e acidità, ci permette di produrre un vino fresco e meno alcolico, in linea con quello che richiede il mercato. Si tratta di un primo risultato sulla scia del quale si attiveranno nuovi progetti, per valutare anche l’idoneità di altre varietà autoctone, sia nella spumantizzazione, sia nella produzione di vini freschi e poco alcolici”.
Una risposta dell’Isola alla richiesta di vini low alcol.
“Comunque la situazione nel complesso ad oggi è positiva” conclude Murru, “anche per quanto riguarda la qualità delle uve, che viste oggi sembrano superiori allo scorso anno. Incrociamo le dita anche tenendo conto del fatto che le difficoltà maggiori oggi non sono in vigneto ma sui mercati”.

