di Alessandra Biondi Bartolini
La vendemmia 2025 è iniziata in Sicilia nei primi giorni di agosto. Grazie a un andamento stagionale più regolare rispetto a quanto era avvenuto negli ultimi anni, le uve si presentano sane e in buone condizioni. La qualità si prospetta quindi complessivamente più che soddisfacente, ma le conseguenze portate dalla crisi climatica non permetteranno anche quest’anno di raggiungere il potenziale produttivo dato dalle medie storiche. Inoltre emergono nuove criticità, che richiedono di essere affrontate con attenzione e strumenti di adattamento.
A raccontare a Millevigne la stagione 2025 in Sicilia è Giuseppe Figlioli, direttore tecnico delle Cantine Birgi di Marsala, consigliere del Consorzio DOC Sicilia, Vicepresidente del Consorzio DOC Marsala e della sezione Sicilia di Assoenologi.
“A differenza degli ultimi due anni, segnati da scarsità idrica e da caldo eccessivo, con un forte anticipo del ciclo della vite, nei primi mesi del 2025 le fasi fenologiche che vanno dalla fioritura fino all’invaiatura sono state piuttosto regolari in quasi tutta la Sicilia. Ciò è stato possibile grazie a una discreta riserva idrica accumulata e a temperature che, per quanto comunque più elevate rispetto all’andamento storico, si sono mantenute più vicine alla normalità. Ha piovuto di più nella Sicilia orientale che nella parte occidentale dell’isola, dove comunque le precipitazioni sono state maggiori rispetto a quanto era avvenuto negli anni scorsi”.
La situazione fitosanitaria e un controllo talvolta non tempestivo, in modo particolare in alcune aree, hanno creato alcune situazioni critiche.
“In alcuni areali” continua Figlioli, “purtroppo si è verificato un massiccio attacco di peronospora anche in forma larvata durante il mese di maggio e giugno, che ha portato a un danno importante sui grappoli con perdite fino al 50% dell’uva soprattutto sulla fascia costiera della Sicilia, nella zona occidentale del Trapanese e, per quanto con intensità minore, nell’Agrigentino”.
Un forte attacco di cicaline dopo l’invaiatura
“Attualmente nel corso della maturazione si sta verificando un forte attacco di cicalina che, pungendo le nervature delle foglie, porta all’essiccamento dell’intera parte aerea. E senza attività fotosintetica, anche la maturazione delle uve si arresta. Soprattutto in alcune zone, partendo sempre dalla fascia costiera ma con interessamento anche del resto del territorio siciliano, il danno provocato dalla cicalina è anomalo e superiore a quanto osservato negli anni scorsi e sta rischiando di compromettere la maturazione tecnologica delle uve. L’impatto è maggiore sulle varietà a bacca rossa o tardive, più suscettibili rispetto a quelle precoci, che hanno fatto in tempo ad arrivare a maturazione prima che il danno fosse ingente. In questo quadro generale naturalmente ci sono molte “isole” di qualità o di eccellenza e grazie al lavoro di selezione fatta in vigneto e in cantina le prospettive di avere una vendemmia di qualità sono comunque buone” racconta l’enologo marsalese.
L’incremento della presenza delle cicaline (principalmente Jacobiasca lybica, Empoasca vitis e Zygina rhamni) è legato alle mutate condizioni climatiche che favoriscono questi insetti dannosi e sta divenendo in effetti, anno dopo anno, una fonte di preoccupazione crescente per i viticoltori della Sicilia e delle altre regioni del Sud. Fondamentali sono quindi sia il monitoraggio sia la prevenzione.
“Dopo che la cicalina ha colpito il danno non è più gestibile;” spiega Figlioli. “Per contenere le sue popolazioni si deve agire in prevenzione con la difesa fitosanitaria, così come si dovrebbe fare per evitare gli attacchi di peronospora. Adesso per i vigneti colpiti sarà importante intervenire in post-vendemmia, con almeno un trattamento preventivo per il prossimo anno e successivamente eliminando i residui di potatura, dove gli insetti svernano come uova. A livello aziendale invieremo dei messaggi di allerta ai viticoltori per fare in modo che intervengano in questo modo, cosa che sarebbe sempre corretto fare anche nelle annate buone. Quindi per guardare sempre il lato positivo, ci auguriamo che l’esperienza di quest’anno, visto quello che è accaduto, possa essere considerata “didattica” anche per i prossimi anni”.
I tempi tornano alla normalità, le quantità non ancora
Rispetto all’anomalia del 2024, quando la vendemmia è cominciata nel mese di luglio per completarsi praticamente in agosto, quest’anno la vendemmia è tornata nei tempi più classici per il territorio siciliano: 100 giorni di lavoro, spostandosi dal mare alla montagna. “La vendemmia in Sicilia durerà quest’anno nuovamente intorno ai 100 giorni, a partire dalla pianura della Sicilia occidentale, fino alla zona dell’Etna, dove si concluderà probabilmente nel mese di novembre. Diciamo che si torna alla normalità nonostante le problematiche descritte, che stiamo affrontando attraverso un’attenta selezione tecnica delle uve, perché queste cose vanno gestite sempre con un approccio tecnico, oltre che con la tecnologia”.
Nella situazione attuale, con la vendemmia in corso e gli aspetti critici che si sono descritti non è facile fare delle previsioni chiare dei quantitativi che nel complesso potranno entrare nelle cantine siciliane. “Secondo le stime che abbiamo fatto per Assoenologi e con il Presidente Antonio Rallo per il Consorzio Vini di Sicilia, si potranno avere delle rese tra il 10 e il 15% in più rispetto allo scorso anno, che tuttavia era un’annata particolarmente scarsa e quindi rispetto alla media storica delle annate possiamo pensare ancora a una produzione di circa il 30-40% in meno”.
Selezione in cantina e parcellizzazione in vigneto
La vendemmia è cominciata con la raccolta del Pinot Grigio e delle basi spumanti e sta continuando con Chardonnay, Zibibbo e Grillo e procederà nelle prossime settimane con Inzolia, Catarratto, Nero d’Avola e Syrah. Le prime uve arrivate in cantina e le prime fermentazioni confermano quanto il lavoro fatto in vigneto e la selezione per qualità all’arrivo in cantina diano i loro frutti, spiega Figlioli: “Dal punto di vista qualitativo, grazie alla selezione che ormai tutte le cantine fanno e attraverso il supporto agronomico che tutti abbiamo e diamo ai viticoltori, sicuramente la qualità sarà medio-alta, perché ormai facendo la selezione delle uve e degli areali anche in presenza di criticità si riesce lo stesso a fare degli ottimi vini. E poi naturalmente alcuni areali sono stati massivamente attaccati, ma in molti altri l’uva è eccellente”.
“Il Grillo sta dando degli ottimi risultati dal punto di vista qualitativo. La quantità non è molta, forse in linea con lo scorso anno, ma la qualità è davvero eccellente e già le prime fermentazioni stanno dando risultati sicuramente migliori rispetto a quelli degli ultimi due o tre anni. Per il Catarratto, che ancora non abbiamo iniziato a raccogliere, potrebbe esserci qualche problema di maturazione in alcuni casi ma la qualità in vigneto ad oggi sembrerebbe molto buona”.
E l’Etna?
“Per quanto sul totale della superficie vitata siciliana si tratti di una percentuale ridotta (1500 ettari circa su un totale di 97000), l’Etna non è stato interessato né dalla peronospora né al momento dalla cicalina e mi risulta che ci sia un’annata abbastanza regolare e buona”.
Territorio unico, lo definisce Figlioli, in una Sicilia vitivinicola identitaria e multiforme.

