Foto: Vinexposium – Sebastien D’halloy
Lorenzo Biscontin
Al suo ottavo anno di vita la fiera di Parigi continua a crescere. Tra il 9 e l’11 febbraio hanno visitato il quartiere fieristico di Port de Versailles 63.541 operatori, di cui il 51% erano stranieri provenienti da 169 paesi, per una crescita del +20,75% rispetto alla scorsa edizione.
Ad attenderli c’erano 6.537 espositori, anche in questo caso gli stranieri rappresentavano il 51% e venivano da 63 paesi. L’incremento rispetto al 2025 è stato del +20%.
Importante la presenza italiana, che con 1.350 espositori era la seconda nazione più rappresentata dopo la Francia, 3.150 aziende e ben prima della Spagna, numericamente la terza presenza con 350 espositori. Numeri che confermano la fiera parigina come la principale fiera internazionale del settore vinicolo … e non solo.
Wine Paris infatti ha voluto evolvere ed allargare la propria formula per creare un ecosistema in cui far convergere le diverse categorie del vino, liquori e distillati, sidro, cocktails, RTD, vini e bevande senza alcol o a basso contenuto alcolico. Lo scopo è fare di Wine Paris non solo un centro di business ma anche l’epicentro di confronto e discussione nell’ambito delle bevande alcoliche e affini per sviluppare così le sinergie in termini di buyers che gli stimoli attraverso la contaminazione incrociata tra le diverse categorie che qui si ritrovano a stretto contatto.
Oltre alla parte più strettamente commerciale, l’edizione 2026 della fiera parigina ha sviluppato anche gli aspetti legati alla geopolitica proponendosi come uno spazio strutturato di confronto tra il mondo dell’industria e quello delle istituzioni. La rappresentazione più eclatante di questa visione è stata l’inaugurazione della fiera da parte del Presidente della Repubblica Francese Emmanuel Macron, ma non vanno dimenticati i numerosi politici e parlamentari francesi, nonchè gli ambasciatori di 37 paesi ed i rappresentanti dell’Unione Europea che sono stati presenti a Wine Paris.
Non si è trattato solo di visite di rappresentanza, bensì di contributi concreti alla discussione su come affrontare i temi geopolitici che hanno avuto un crescente impatto sullo scenario economico e di mercato negli ultimi due anni. Per questo nel programma dei convegni ed incontri realizzati durante la fiera ci sono state tavole rotonde dedicate agli accordi tra UE, Mercosur ed India e sui dazi imposti dall’Amministrazione Trump. Questa visione del ruolo di Wine Paris è ben sintetizzata dalla dichiarazione che Rodolphe Lameyse, Amministratore Delegato dell’ente organizzatore Vinexposium, ha rilasciato in conclusione dell’evento “In un mondo in rapido cambiamento, il settore necessita di luoghi capaci di coniugare commercio, influenza e confronto collettivo. Wine Paris si è affermata come piattaforma globale, riunendo attori economici, istituzionali e politici per costruire il futuro dei vini e dei distillati. L’edizione 2026 segna una nuova tappa decisiva in questa traiettoria“.
Le bevande no alcol sempre più protagoniste
Dal punto di vista delle tendenze osservate in fiera, la più chiara riguarda i vini e le bevande senza alcol. Ai 64 espositori provenienti da 13 paesi specializzati in questa categoria che erano presenti nella sezione dedicata Be No, vanno aggiunte le moltissime aziende che hanno inserito proposte no alcol nei loro assortimenti. Complessivamente gli espositori che presentavano bevande no alcol a Wine Paris 2026 sono stati quasi 300. Se li considerassimo una nazione, sarebbe la quarta per rappresentanza.
Coerentemente con l’andamento dei consumi a livello mondiale, anche a Wine Paris si è notata una grande attenzione nei confronti di spumanti, bianchi e rosati. Un esempio su tutti il fatto che tra le nove masterclass organizzate da Wine Australia durante la fiera parigina solo una fosse dedicata allo Shiraz, tradizionale emblema dal vino australiano, una la Pinot Nero e cinque ai vini bianchi.
Per quanto riguarda gli operatori presenti, al di là dei numeri, sorprendeva il numero elevato di operatori tedeschi che si incrociavano nei padiglioni di Wine Paris.
Tendenzialmente buona o molto buona la valutazione dei produttori italiani presenti (ne abbiamo sentiti una cinquantina) con le opinioni negative che si concentrano principalmente tra le cantine più piccole e che vengono in fiera principalmente con l’obiettivo di trovare nuovi clienti piuttosto che per incontrare quelli storici.
Il numero di 25.958 incontri pianificati attraverso la piattaforma della fiera comunicato da Wine Paris va preso con le molle perché molte cantine hanno segnalato un gran numero di appuntamenti mancati, anche l’80% di quelli previsti. D’altra parte, i buyers riportavano di ricevere circa 200 mail al giorno, che evidentemente cestinavano senza leggere.
Dove occorre migliorare
Tutto bene quindi? In questo quadro ampiamente positivo vanno segnalati alcuni problemi che è meglio risolvere per mantenere la leadership raggiunta da Wine Paris.
Bicchieri: quasi tutti gli espositori si affidavano al servizio bicchieri della fiera e nei primi due giorni i bicchieri con cattivo odore erano 9 su 10. Un problema non da poco considerata l’importanza dell’assaggio, che per fortuna l’ultimo giorno, quello di minor afflusso, si è sostanzialmente risolto. Comunque sia, nel dubbio vale sempre la raccomandazione di avvinare i bicchieri prima di farli degustare a clienti o potenziali tali.
Padiglioni: l’Italia era divisa in 3 padiglioni: 5.1 e 5.2, che si trovavano su due piani dello stesso padiglione, e 2.2 che era dall’altra parte dell’ingresso al quartiere fieristico. Una disposizione quindi scomoda per i visitatori. Soprattutto il padiglione 2.2 era particolarmente triste e spoglio, tanto da sembrare uno scantinato. O come ha detto un enologo Direttore di Cantina Sociale “forse hanno pensato di farci sentire a nostro agio mettendoci in una vecchia cantina.
Voci di corridoio dicono che per l’edizione 2027 tutta l’Italia sarà concentrata in un unico, bel padiglione.
Arrivederci dunque a Parigi il 15-17 febbraio 2027!

